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Danilo Rotini, il 21enne accusato di aver accoltellato ad Amandola il suo amico la notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, è stato ritenuto pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Questa la conclusione della perizia psichiatrica redatta dalla dottoressa Ida De Lauretis, confermata oggi dal gup Barbara Caponetti durante l’udienza tenutasi presso il tribunale di Ascoli. Rotini è accusato di tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi.

La perizia psichiatrica era stata richiesta dai difensori del giovane, gli avvocati Olindo Dionisi e Massimo Comini, il 30 gennaio scorso, al fine di valutare la capacità dell’imputato di stare in giudizio, la sua eventuale pericolosità sociale e se fosse stato in grado di intendere e volere al momento dell’aggressione. Il consulente nominato dalla difesa è stato il dottor Angelomarco Barioglio, mentre per la parte civile, che rappresenta il padre della vittima e difesa dall’avvocato Emiliano Carnevali, è stato nominato Gianni Giuli.

Inoltre, gli avvocati Dionisi e Comini hanno chiesto al giudice di sostituire la misura cautelare in carcere, dove l’imputato si trova dal 26 luglio, con gli arresti domiciliari. Il pubblico ministero Cinzia Piccioni ha espresso parere favorevole alla richiesta, ma il giudice ha deciso di riservarsi la decisione, rinviando l’udienza al 4 giugno per la discussione del rito abbreviato.

Secondo le accuse, Rotini si sarebbe recato a casa della vittima e, dopo un breve scambio di parole, lo avrebbe aggredito alle spalle con un coltello da cucina, colpendolo più volte al torace, al dorso e al collo.

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