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Serve una visione nuova e condivisa per rilanciare San Benedetto del Tronto e accompagnarla oltre le incertezze del presente. A meno di tre mesi dalle elezioni amministrative, l’imprenditore Simone Ferraioli, presidente della casa di cura Villa Anna, rompe gli indugi e propone un patto cittadino che rimetta al centro lo sviluppo economico come motore del cambiamento e chiama politica, imprese e associazionismo a confrontarsi in modo stabile sul futuro della città.
«Siamo davanti a un crocevia decisivo – afferma –. Prima viene il progetto su ciò che vogliamo sia San Benedetto nel 2040, poi le persone che dovranno portarlo avanti». Un percorso già avviato da mesi con un gruppo di imprenditori e rappresentanti della società civile che stanno lavorando a proposte concrete e fattibili, nella convinzione che lo sviluppo economico sia la condizione indispensabile per affrontare ogni altra criticità.
Quelli che erano i pilastri dell’economia che avevano garantito un tempo sviluppo e ricchezza, ovvero la pesca e il turismo, son entrati in crisi. Le riflessioni poggiano su numeri eloquenti. La marineria, un tempo seconda d’Italia, oggi conta 49 imbarcazioni, molte in disarmo: circa 9.500 tonnellate di pescato l’anno per un fatturato di 8,5 milioni di euro. Un ridimensionamento drastico rispetto al passato. Anche il turismo ha perso slancio: dalle 1 milione e 600 mila presenze del 2008 si è scesi alle circa 800 mila attuali, con la città scivolata al terzo posto regionale dietro Senigallia e Pesaro. Un calo che ha innescato un circolo vizioso, colpendo commercio e servizi e lasciando in eredità inverni sempre più difficili per una realtà che resta la quarta delle Marche per popolazione.
Alla crisi economica si affianca un crescente allarme sicurezza e una percezione di degrado che preoccupa cittadini e operatori. Episodi gravi, come un tentato omicidio in pieno centro, hanno segnato un cambio di clima. «Chi vive qui sa che qualcosa è cambiato», osserva Ferraioli. Per l’imprenditore, però, sicurezza e rilancio economico non sono piani separati: «Il degrado si combatte anche creando opportunità, lavoro, vitalità urbana. Una città viva è una città più sicura».
Tra gli asset strategici indicati figurano il rilancio del porto, puntando sull’innovazione dell’economia del mare, e un serio piano alberghi capace di attrarre investimenti e ripensare l’offerta ricettiva. Si guarda a modelli esterni di successo, ad alleanze strategiche e a una programmazione di lungo periodo. «Non possiamo limitarci a ricordare la seconda marineria d’Italia o i fasti del turismo familiare. Dobbiamo chiederci chi vogliamo essere», ribadisce.
Senza attrattività e prospettive per i giovani il declino rischia di accentuarsi. «Serve pacificazione e capacità di fare sistema – conclude –. L’imprenditoria ha bisogno di una sponda istituzionale. È il momento di definire insieme la rotta e ridare fiducia alla città». Un appello che suona come una sfida collettiva: rimettere in moto energie e competenze e restituire a San Benedetto sicurezza e una prospettiva concreta di futuro.
Diretta Samb