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A Monte San Pietrangeli rivive una delle più antiche tradizioni religiose del territorio, una rievocazione della Passione di Cristo che affonda le proprie radici in un passato così remoto da renderla tra le più longeve d’Italia. Un appuntamento identitario, capace di unire fede, storia e partecipazione popolare, mantenendo intatto nel tempo il suo forte valore simbolico.

L’origine della rappresentazione è strettamente legata alla presenza, nel borgo, della bara del Cristo Morto realizzata da Luigi Fontana tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. All’artista si deve anche l’idea dell’illuminazione degli spazi esterni, oggi riproposta attraverso centinaia di lumini in vetro colorato che avvolgono il centro storico in un’atmosfera suggestiva e senza tempo.

A garantire continuità all’evento è l’associazione nata nel 1976, che quest’anno celebra cinquant’anni di attività. Un traguardo importante, accompagnato da una mostra fotografica ospitata al Centro di Cultura San Giovanni dal 29 marzo all’11 aprile, testimonianza di un impegno costante portato avanti anche senza grandi mezzi, ma con una passione condivisa dall’intera comunità.

La rievocazione coinvolge oltre 300 figuranti, impegnati a ricostruire con rigore storico gli ultimi momenti della vita di Gesù. I costumi, realizzati dalla sartoria dell’associazione, riproducono fedelmente modelli e tessuti dell’epoca romana, così come le armature dei soldati e le bardature dei cavalli. La scena si apre e si chiude davanti alla chiesa dei Santi Lorenzo e Biagio, con il processo e la Crocifissione.

Nel corso della rappresentazione si susseguono i momenti più significativi della Passione: Gesù davanti al Sinedrio, l’incontro con Ponzio Pilato e Barabba, la condanna, la Via Crucis e infine la Crocifissione sul Golgota. Il corteo si snoda tra la via principale e i vicoli del borgo, accompagnato da un sapiente gioco di luci ed effetti sonori. Durante la Via Crucis, il Cristo, stremato dal peso della croce, avanza tra soldati, donne in pianto e condannati, mentre le note del Requiem di Verdi sottolineano il momento culminante della morte.

La tradizione si conclude con una seconda, solenne processione: la bara del Cristo Morto, scortata dagli “svegliarini” e dai figuranti, attraversa nuovamente il centro storico. Un epilogo carico di spiritualità che ogni anno rinnova il senso profondo della celebrazione, richiamando il messaggio centrale della fede cristiana: la sofferenza che precede la speranza della Resurrezione.

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