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L’Italia rischia di arrivare in ritardo alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, con differenze significative nell’accesso agli strumenti digitali e nella loro capacità di utilizzo. È quanto emerge dal nuovo mini dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Con i Bambini-Openpolis, dal titolo “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”.
Secondo i dati raccolti, solo il 51,9% dei giovani italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale, una percentuale che colloca il nostro Paese al terzultimo posto nel confronto considerato. Un dato che si accompagna alle carenze delle infrastrutture scolastiche: appena il 40,7% degli edifici scolastici statali dispone di un’aula informatica.
Anche in questo caso emergono forti differenze territoriali. Nei comuni periferici la presenza di questi spazi scende infatti al 33,8%, evidenziando un divario che rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze già esistenti nell’accesso alle opportunità educative e tecnologiche.
L’intelligenza artificiale generativa sta ormai entrando nella quotidianità dei più giovani, compresi i percorsi scolastici. Gli strumenti vengono utilizzati sempre più frequentemente dagli studenti per svolgere i compiti, cercare informazioni e affrontare attività di ogni giorno. Una diffusione che, secondo il dossier, rende necessario costruire una vera cultura dell’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, soprattutto in ambito educativo.
La questione, però, non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia. Il rischio è che gli studenti diventino semplici utilizzatori passivi degli strumenti, senza sviluppare la capacità di comprenderne il funzionamento, valutarne i risultati e riconoscerne i possibili rischi.
Tra gli aspetti sui quali viene richiamata l’attenzione ci sono in particolare la tutela della privacy, la disinformazione e gli errori prodotti dai sistemi di IA, le cosiddette “allucinazioni”. Senza una preparazione adeguata, l’intelligenza artificiale potrebbe finire per aggravare le fragilità educative anziché contribuire a ridurle.
Per questo, secondo l’Osservatorio, le politiche pubbliche non dovrebbero limitarsi alla regolamentazione della tecnologia, pur considerata necessaria, ma puntare anche sulla formazione. L’obiettivo è trasformare i giovani da semplici utenti a cittadini digitali attivi, critici e consapevoli.
Il presidente di Con i Bambini, Marco Rossi-Doria, mette in guardia proprio dal rischio che le disuguaglianze già presenti si sommino al nuovo divario digitale. Se l’accesso alle tecnologie e, soprattutto, la capacità di utilizzarle in modo critico non saranno garantiti a tutti, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un potente moltiplicatore delle disuguaglianze.
Una sfida che coinvolge quindi scuola, famiglie, istituzioni ed educatori e che richiede risposte rapide, in un settore tecnologico che evolve molto più velocemente della capacità dei sistemi educativi di adeguarsi.
Diretta Samb