Condividi:

CERRETO D’ESI - Alcune centinaia di lavoratori che arriveranno a bordo di sette pullman, provenienti dagli altri stabilimenti italiani del gruppo, si uniranno ai tantissimi operai e cittadini che attraverseranno la città per la grande manifestazione nazionale di protesta contro la multinazionale svedese che ha dichiarato di volere chiudere lo stabilimento Electrolux marchigiano, che dà lavoro a 170 persone più l’indotto.
Una grande manifestazione di gruppo per dire no con forza alla proprietà Electrolux, per non condannare gli operai ad un futuro molto complicato.
Il corteo partirà nella tarda mattinata (ore 11) dal centro di Cerreto d’Esi (zona piazza Lippera) per giungere fino ai cancelli della fabbrica.
Saranno presenti anche i tre segretari nazionali di categoria, Massimiliano Nobis (Fim Cisl), Gianluca Ficco (Uilm Uil) e Barbara Tibaldi (Fiom Cgil) che interverranno nel palco che verrà allestito proprio davanti alla fabbrica.
Al grande presidio parteciperanno anche moti sindaci, amministratori e politici marchigiani.
Nel corso della protesta verrà chiesta con forza la convocazione immediata del tavolo di crisi al Ministero per le imprese ed il made in Italy, pretendendo la presenza dei vertici internazionali di Electrolux e dei territori coinvolti. Tutto ciò per fare cessare qualsiasi tipo di incentivo pubblico a chi sceglie di delocalizzare o chiudere impianti strategici in Italia.
“Noi - si legge nella nota unitaria dei sindacati di categoria Fim-Fiom-Uilm - vogliamo discutere di come si tutela il lavoro, come si mettono in sicurezza i settori strategici dell’industria e di come si costruisce insieme una prospettiva, no di come si smantella uno dei più importanti gruppi industriali del paese".
Un forte appello all’unità rivolto a tutti per "sostenere la grande lotta di cui ci stiamo facendo carico, per il nostro futuro ma anche per quello del lavoro in generale: chiediamo alla politica, oltre alla solidarietà, azioni concrete per aiutarci a fermare Electrolux e per rilanciare tutta l’industria italiana, per non condannarci ad un futuro di precarietà e di povertà che invece a cui invece, le logiche predatorie delle multinazionali, ci vogliono costringere".

Tutti gli articoli