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ANCONA – Una microcamera nascosta nel bagno di casa e una serie di immagini delle due figlie gemelle, allora in età da scuola media, ritratte senza vestiti prima di entrare nella doccia. È quanto avrebbe scoperto una donna controllando il telefono cellulare del marito, patrigno delle due ragazzine. Una vicenda che ha portato l’uomo, 50 anni, davanti al Tribunale con l’accusa di pornografia minorile.
La scoperta sarebbe avvenuta quasi per caso. Scorrendo la galleria fotografica dello smartphone del marito, la donna avrebbe riconosciuto nelle immagini il bagno della propria abitazione. Insospettita, avrebbe controllato la stanza trovando una piccola telecamera nascosta, collegata a un filo e orientata proprio verso la doccia.
Dopo lo choc iniziale, la madre si è rivolta alle forze dell’ordine denunciando quanto scoperto. Da lì sono partiti gli accertamenti che hanno portato al procedimento penale.
Ieri mattina, davanti al collegio presieduto dal giudice Roberto Evangelisti, si è aperta l’istruttoria con l’ammissione delle prove e l’indicazione dei testimoni. Le deposizioni inizieranno a gennaio. Tra i primi a essere ascoltati dovrebbero esserci la madre delle gemelle e il perito della Procura che ha analizzato il materiale trovato nel cellulare dell’imputato. Si tratterebbe in gran parte di fotogrammi estratti dai video che, secondo l’accusa, sarebbero stati registrati attraverso la microcamera.
In aula erano presenti sia il 50enne, assistito dall’avvocato Angelandrea Cecere, sia la donna, nel frattempo diventata sua ex moglie. La madre si è costituita parte civile per sé e per le due figlie ed è rappresentata dagli avvocati Sabrina Stefanelli e Davide Mengarelli.
Gli episodi contestati si collocherebbero nell’arco di circa tre mesi, tra febbraio e maggio del 2024. Secondo l’accusa, la telecamera sarebbe stata occultata all’interno di un caricabatterie per cellulari e utilizzata per realizzare il materiale oggetto dell’inchiesta. Non sarebbero invece emersi riscontri circa un’eventuale diffusione delle immagini.
L’imputato ha sempre respinto le contestazioni. Non ha scelto riti alternativi e ha deciso di affrontare il dibattimento, sostenendo la propria estraneità ai fatti. Sarà dunque il processo, attraverso testimonianze, accertamenti tecnici e confronto tra accusa e difesa, a stabilire le responsabilità.
Diretta Samb