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CHIETI - Ergastolo con due mesi di isolamento diurno per Antonio Mancini, 70 anni, che esattamente un anno fa, il 9 ottobre 2025, uccise la moglie Cleria Mancini, 66 anni, con due colpi di pistola in strada a Lettomanoppello, nel Pescarese.
La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Chieti, presieduta da Guido Campli, al termine del processo per il femminicidio. La pm Giuliana Rana aveva chiesto il massimo della pena.
La Corte ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale e la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Mancini dovrà inoltre risarcire le parti civili, costituite dai due figli e da due nipoti della coppia, con provvisionali per complessivi 250mila euro.
La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Pellegrini, ha dichiarato che valuterà se impugnare la decisione nelle sedi competenti.
Nel corso dell’udienza, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee, sostenendo che quel giorno cercava il figlio, con cui i rapporti erano da tempo molto tesi.
"L’arma era per intimidirlo, ma non l’ho trovato e me ne stavo andando", ha detto, aggiungendo di aver sparato alla moglie dopo essersi innervosito per una sua parola.
"Non volevo sparare a lei, cercavo mio figlio. Non ho detto una bugia, sto parlando con il cuore, la condanna la pagherò perché ho sbagliato".
Subito dopo aver sparato alla moglie, Mancini si recò a Turrivalignani, entrando prima in un bar, poi in un ristorante, sparando altri colpi, uno dei quali contro il campanile della chiesa. Nel bar l’uomo poggiò la pistola sul bancone, e rassicurò la barista: "tranquilla, non ti faccio niente, non ti spaventare".
La perizia disposta nel processo ha stabilito che al momento del delitto l’uomo fosse capace di intendere e di volere. Mancini aveva utilizzato un’arma, detenuta da diversi anni, che era appartenuta ad un ex agente della Polizia Penitenziaria di Pescara.
La vicenda giudiziaria si intreccia ora con quella del figlio Camillo Mancini, arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri con l’accusa di lesioni personali per aver picchiato la compagna al termine di una lite. L’uomo, che si era costituito parte civile nel processo contro il padre, aveva accusato le istituzioni di non essere intervenute per fermare la condotta violenta dell’uomo prima dell’omicidio della madre.
Diretta Samb