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La Procura di Ascoli Piceno ha fatto eseguire venerdì scorso una nuova ispezione nella casa di Castignano, dove Massimo Malavolta ha ucciso sua moglie Emanuela Massicci il 19 dicembre. Il sopralluogo, durato oltre due ore, ha coinvolto carabinieri, periti della magistratura e della difesa, e ha portato al sequestro di oggetti collezionati da Malavolta, tra cui manufatti taglienti come piccole accette. Non sono state trovate tracce organiche visibili sugli oggetti, ma le analisi di laboratorio saranno decisive.

L’obiettivo dell’ispezione era raccogliere nuovi elementi per ricostruire le ore drammatiche dell’aggressione, se posso esserci eventuali oggetti contundenti compatibili con le lesioni riscontrate sul cadavere, verificare se Emanuela fosse già stata vittima di violenza da parte del marito.

Lunedì scorso invece si è tenuto un secondo incontro in carcere a Marino del Tronto per valutare la capacità di intendere e volere di Malavolta e la sua idoneità di sostenere un giudizio. Durante l’incontro, sono stati affrontati temi relativi alla sua sfera intima, ai rapporti familiari e ai problemi comportamentali avuti in gioventù, inclusi i quattro anni di servizio militare.

Inoltre, si è tenuta un’udienza davanti al Tribunale per i minori di Ancona, che ha confermato il collocamento dei due figli piccoli presso i nonni materni e ha disposto il sostegno anche per i due anziani. I minori sono ufficialmente affidati ai servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto, con la potestà genitoriale sospesa. Il giudice si è riservato sulla richiesta di permettere al padre di avere contatti telefonici con i figli.

La notte del 19 dicembre scorso Malavolta uccide di botte la moglie Emanuela Massicci. Dopo diverse ore chiama i genitori e scattano i soccorsi. Quando 118 vigili del fuoco e carabinieri arrivano sul post ad aprire la porta sono i due figli minori. I soccorritori forzano la porta della camera da letto chiusa a chiave e trovano Malavolta seduto sul letto con i polsi sanguinanti e la moglie accanto a lui ormai senza vita. L’uomo viene ricoverato nel reparto di rianimazione all’ospedale di Ascoli Piceno poi trasferito in psichiatria a San Benedetto e in fine tradotto in carcere con l’accusa di omicidio.

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