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PESARO - Era emozionato Gino Cecchettin quando, in piedi, in un angolo del cinema Loreto, ascoltava e osservava le performance degli studenti del Marconi sul contrasto alla violenza di genere, tra musica e letture. Emozione, da lui stessa ammessa, che trasudava anche all’inizio dell’incontro a Pesaro, mercoledì pomeriggio, per la presentazione del libro "Cara Giulia: quello che ho imparato da mia figlia". "Ripensare a quel periodo mi fa tanto male, non so come abbia fatto ad uscirne. E’ tornato a quell’11 novembre 2023, quando sua figlia Giulia è stata uccisa a coltellate dall’ex fidanzato Filippo Turetta, condannato all’ergastolo in primo grado. "Un incubo durato tantissimo", passato per il ritrovamento del corpo della 22enne, il 18 novembre fino al funerale il 5 dicembre, "Ho visto il male arrivarmi addosso, ha continuato Cecchettin nel dialogo con la giornalista Silvia Sinibaldi. "Mi sono chiesto come controllare tutti quei sentimenti negativi" e "ho trovato la risposta in una foto di Giulia, perché guardandola ho sorriso ed ho pensato ai 22 anni belli vissuti con lei, comprendendo che la risposta a quell’odio erano il bello e l’amore". L’odio si è attenuato, oggi Filippo non è più nella mia vita., un altro passaggio del papa di Giulia

"Giulia è la vera interprete di questo libro, io sono solo la voce con la quale lei si esprime - dice Gino Cecchettin - trovo ispirazione in ciò che ha fatto lei perché altrimenti da solo non avrei mai potuto scrivere questo libro - aggiunge - io faccio parte del banco degli imputati delle ipocrisie di cui parliamo oggi, perché le ho riscontrate in me e purtroppo, per riconoscerle, devi provare dolori importanti come nel mio caso o trovare qualcuno che ti istruisca".
Un esempio è "l’ipocrisia della maschera dell’uomo forte che non deve provare emozioni" poiché "indossandola non ho pianto per la morte di mio nonno" specificando che "provavo dolore ma il mondo mi aveva insegnato così, che gli uomini non piangono" fino a che "non ho conosciuto Monica, mia moglie che, piano piano, ha fatto uscire fuori il vero Gino" tuttavia "è stata anche questa mia razionalità a fermarmi quando Giulia è scomparsa, perché ho pensato che se avessi dato di matto non avrei più saputo come gestirmi" così "mi sono chiesto come controllare tutti quei sentimenti negativi" e "ho trovato la risposta in una foto di Giulia, perché guardandola ho sorriso ed ho pensato ai 22 anni belli vissuti con lei, comprendendo che la risposta a quell’odio erano il bello e l’amore" così "ho imparato da Giulia, quando provavo odio guardavo la sua foto fino a comprendere che, come mia figlia, avrei dovuto aiutare gli altri".
"Quando la vicenda ha avuto un respiro nazionale mi sono detto che quei valori sociali e quell’attenzione mediatica sul problema non dovevano andare smarriti - afferma - così mi sono promesso che avrei portato avanti questo per corso, per cercare di fare, insieme a tutti, un passettino in più verso una società di uguaglianza tra maschi e femmine".

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