Acquaroli: “Faremo un nuovo ospedale, non al Madonna del Soccorso: è antieconomico”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Inizia alle ore 16 un Consiglio Comunale aperto sul tema della Sanità. Intervengono anche il presidente regionale Francesco Acquaroli e l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini.

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Da noi intervistato prima del Consiglio, alla domanda se San Benedetto avrà un ospedale di Primo Livello Acquaroli ha risposto che “stiamo lavorando per far sì che Ascoli e San Benedetto abbiano insieme un ospedale di Primo Livello, quindi non in contrapposizione ma in sinergia“.

L’intervista andrà in onda nel Tg Marche di Vera Tv Canale 11 alle ore 18.30 e 19.30.

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Tra i presenti, il direttore dell’Area Vasta 5 Massimo Esposito, il direttore Asur Marche Nadia Storti, il presidente della Provincia di Ascoli Sergio Loggi, il sindaco di Grottammare Enrico Piergallini, i sindaci Lucio Porrà di Montefiore, Massimo Narcisi di Monsampolo del Tronto, l’assessore regionale Guido Castelli, i consiglieri regionali Andrea Maria Antonini, Anna Casini, Andrea Assenti, gli onorevoli Lucia Albano, Rachele Silvestri, il senatore Giorgio Fede.

ORE 16.25 PARLA IL SINDACO ANTONIO SPAZZAFUMO Quando sono stato eletto ho iniziato a martellare sul tema della Sanità, ma ho iniziato a elaborare un pensiero che mi diceva un mio amico che lavorava alla Asl: “Ci siamo venduti l’ospedale di San Benedetto”. Sono passati vent’anni e se oggi mi trovo qui a fare un consiglio comunale aperto sulla sanità mi pongo delle domande. Speravo di ricevere il presidente Acquaroli in situazioni più piacevoli. Negli ultimi 20 anni nessuno si è preoccupato del nostro ospedale: dal 2002 in poi non sono state fatte battaglie né portato avanti risultati.

Io ho lavorato molto sulla sanità, la mia coalizione sa che non sono abituato a parlare perché preferisco i fatti. L’unica cosa che potevo fare era organizzare questo incontro in modo che la Regione possa dire chiaramente cosa intende realizzare.

Come sindaco sono stato tirato per la giacca da parecchie parti, come fossi un parafulmine. Ma mi sono preso questo grosso impegno per trovare una soluzione alle problematiche degli ultimi 20 anni. La mia coalizione vuole parlare per fatti concreti e questo chiediamo alla Regione.

20 anni in assenza non si colmano in sei mesi: non provate a tirarmi che ho capito come funzionano queste cose. Ci vorranno degli altri? Può darsi. Io voglio parlare con dialogo e non lo scontro, cosa che ci ha portato a questo punto.

Chiedo ad Acquaroli di assumersi le sue responsabilità, per evitare che questa sia una giornata inutile ma che sia con degli obiettivi chiari da raggiungere.

FABRIZIO CAPRIOTTI, CONSIGLIERE COMUNALE Vogliamo capire se c’è l’intenzione della Regione di realizzare un ospedale di Primo Livello a San Benedetto e quali fondi sono stanziati, oltre al ripristino di servizi come ad esempio quelli di emergenza del nostro Pronto Soccorso.

LORENZO MARINANGELI, CONSIGLIERE COMUNALE Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una gestione della sanità regionale che ha creato tante differenze tra Marche Nord e Marche Sud, basti vedere la differenza tra noi, Jesi, Fabriano e Senigallia. Voglio sapere quando inizierà lo studio di prefattibilità, se sono stati individuati i tecnici adatti e con gli 80 milioni di euro stanziati ci auguriamo un ospedale di Primo Livello adeguato alla città.

ANDREA TRAINI, CONSIGLIERE COMUNALE Dobbiamo progettare ma non dobbiamo azzerare quello che abbiamo. C’è uno studio di pre-fattibilità ma dobbiamo alzare i servizi attualmente forniti.

LUCIANA BARLOCCI, CONSIGLIERE COMUNALE Il nostro ospedale è il secondo nelle Marche per numero di accessi, e gli interventi di emergenza triplicano d’estate. Non mi sembra che in Costituzione ci sia una nota dove si legge che le Marche sud siano escluse dai requisiti. Il territorio si aspetta atti o fatti che devono essere comunicate in via univoca, perché anche di recente sentiamo troppe voci discordanti.

PAOLO CANDUCCI, CONSIGLIERE COMUNALE Mi aspettavo che lei intervenisse per primo, in modo che noi poi assieme ai comitati e ai sindacati avremmo potuto rispondere. Con il suo intervento finale diventa invece molto difficile. Lei, candidandosi, ha preso degli impegni ben precisi anche sulla Sanità. Importante capire se siete ancora interessati all’Azienda Ospedaliera Marche sud come diceva Castelli, se volete fare due ospedali di Primo Livello nel Piceno. Spero che oggi pomeriggio tutto emerga.

Il decreto ministeriale 71 inserisce risorse molto importanti nel settore sanitario, per andare al di là del solo ospedale: la logica è accompagnare il cittadino con un equipe multidisciplinare tra assistenza sanitaria e assistenza sociale. Chiedo a lei e a Saltamartini: quante risorse ci sono per la Sanità in questo territorio? A che punto è il fascicolo elettronico sanitario?

GINO MICOZZI, CONSIGLIERE COMUNALE Siamo riconoscenti di quanto fatto dalla giunta regionale sulla Sanità in contrasto con le scelte precedenti. Vi è stata una precisa scelta, no al presidio unico a Spinetoli ma si passa ad un presidio unico con due plessi con funzioni equiordinate. Ora c’è un fondo di 400 mila euro per lo studio di prefattibilità e 80 milioni di euro per un nuovo ospedale, ma mancano le necessarie coperture. L’ospedale si trova in una ubicazione complicata, lo sappiamo. Apprezziamo i passi concreti fatti fin dall’inizio e invitiamo il presidente di portare fino in fondo per la realizzazione del nuovo ospedale Madonna del Soccorso.

AURORA BOTTIGLIERI, CONSIGLIERE COMUNALE Non siamo stati coinvolti quando è stato fatto Piano di Edilizia Sanitaria e fondi Pnrr. Farò delle domande in attesa delle risposte. Gli 80 milioni di euro promessi, ad esempio, non sono a bilancio. Invece c’è lo studio di prefattibilità: il sindaco ci dice che sono state individuate due aree e comunicate in regione, mentre l’assessore Castelli dice che in Regione non è arrivato nulla.

La mia impressione è che ci sia una riorganizzazione della Sanità regionale, con l’accorpamento delle Asur di Fermo e Ascoli e la scomparsa di San Benedetto. In questi giorni abbiamo saputo che chiuderete anche il Murg; gli infermieri vengono spostati da un reparto all’altro per tappare i buchi.

Entro nella medicina territoriale: in base alla popolazione che abbiamo, abbiamo diritto a due case di comunità e due case della salute, invece abbiamo la metà di quanto ci spetta.

PASQUALINO PIUNTI, CONSIGLIERE COMUNALE Io lavorerò per arrivare ad un documento unitario che le consegneremo che lei, conoscendo il suo percorso politico e personale, sono certo si spenda per raggiungere, con i fondi a disposizione. Anche io mi aspetto di avere notizie sui fondi a disposizione.

GIORGIO DE VECCHIS, CONSIGLIERE COMUNALE Caro Presidente, ho sentito cosa ha detto nel consiglio comunale aperto di Pesaro. La Regione Marche nasconde da tempo i dati, lo Sdo Vision, un tempo accessibile, da anni non si può leggere. Non siamo campanilisti, vogliamo la verità: approfitto della presenza della dottoressa Storti, e dei dottori Gozzini ed Esposito, per esporre dei dati così lontani dagli standard del decreto 70 (Balduzzi).

Noi abbiamo 165 mila abitanti stabilmente residenti, ai quali si assommano presenze turistiche pari a circa 10 mila residenti giornalieri. Abbiamo tutti i dati per un ospedale di Primo Livello.

I Livelli degli ospedali si misurano sulla base degli indicatori, e qui l’indicatore era il più basso della Regione Marche, dai dati del 2015. Immagino che a Pesaro in molti si siano lamentati per la chiusura dei piccoli ospedali, cosa che abbiamo fatto oltre 20 anni fa. Poi a Pesaro Acquaroli ha parlato della mobilità attiva e passiva: qui abbiamo una mobilità fortemente attiva, anche se sono quasi tutte private.

Mentre la passiva: la nostra è seconda solo a quella del Pesarese. C’è un tema: la mobilità geografica, c’è un sistema sanitario nazionale con una concorrenza sanitaria. Gli abitanti di confine non possono essere penalizzati.

Negli ultimi 20 anni contavano i “bacini di utenza dei politici”. Oggi la legge con il Dm 70 impone di definire dei bacini di utenza sulla base della popolazione. Noi paghiamo le tasse come tutti gli altri marchigiani, ma i servizi sono al di sotto degli standard che la legge ci garantisce. Metto le mani avanti: so che ci sono delle difficoltà, ma qui non stiamo come gli altri, ma al di sotto degli standard e lo sappiamo da indicatori che abbiamo mandato alla Regione.

Un buon padre di famiglia cerca di aiutare il figlio in difficoltà. Se non agite immediatamente sull’ospedale esistente, il nuovo ospedale di cui parlate passerà come la solita chiacchiera. Se non cambiate l’attuale ospedale, quello verrà messo nella nuova struttura.

NICOLA BAIOCCHI, COMITATO MADONNA DEL SOCCORSO La signora Casini nel gennaio 2020 parlò di 250 milioni per 500 posti letto a Pagliare. Castelli poi parlò di due ospedali equiordinati. La zona di Ascoli vede una discesa degli abitanti, qui invece stanno aumentando.

Prima domanda: potete chiederci quanti posti letto il Madonna del soccorso possa avere già adesso a prescindere degli 80 milioni stanziati o meno per il nuovo ospedale?

Mentre per le nascite, spesso i bambini nascono ad Ascoli anche se della costa per mancanza di posti letto al Madonna del Soccorso, mentre non è accaduto il contrario. Ci sono neonatologie in città che non sono capoluogo di provincia come Jesi o Senigallia.

Seconda domanda: questa giunta vuole che la pediatria di San Benedetto entro la fine dell’anno sia come quella di Ascoli, per infermieri e attrezzature, senza dover attendere 10 anni come atteso per ortopedia?

Manca un dato fondamentale per discutere delle risorse per la ripartizione delle risorse provinciali.

Terza domanda: si impegna di fronte al Consiglio comunale e i cittadini per farci avere i dati necessari per comprendere la situazione della sanità sambenedettese, entro fine maggio?

ROBERTO FIORAVANTI, OPERATORE SANITARIO, CGIL Il Madonna del Soccorso è un ospedale di area e non solo di San Benedetto, tra l’altro è al confine: prima della pandemia abbiamo avuto 6100 ricoveri di abruzzesi, l’unica mobilità attiva delle Marche. Martinsicuro, Colonnella, Controguerra e Sant’Egidio non vanno a Teramo, vengono a San Benedetto. Io lavoro da 40 anni nell’ospedale, che conosco come a casa mia. Ho vissuto periodi di gloria e anche oggi abbiamo grandi professionisti ma non abbiamo grandi risorse. Dal 2012 in poi c’è stato un crollo dei servizi dell’ospedale sambenedettese: è stato fatto verde fuori, come la speranza. Però ha fatto comodo: ha sopportato 200 pazienti Covid, li ha gestiti egregiamente. A San Benedetto si fanno 100 mila prestazioni, decine di migliaia di Tac, strumenti vecchi di 15 anni, chiediamo da due anni e mezzo una risonanza magnetica nuova. Facciamo 6 mila prestazioni, anche abruzzesi, è stata ferma, ma in questo territorio abbiamo il 50% di sanità privata.

Chiudo dicendo una cosa: se va al Cup dell’ospedale Madonna del Soccorso la mandano nel privato. Questo è grave. Lei lo sa: ad ottobre non c’erano più 450 mila euro per pagare i lavoratori che hanno lavorato nel Covid. La colpa è che i finanziamenti in questa parte di città sono sottosviluppati.

Presidente: il 30 giorno ci sono contratti in scadenza, chiuderanno tanti reparti, non solo Medicina di Urgenza. Avete esternalizzato l’Adi di San Benedetto, ci sono state privatizzazioni, questa è la vostra sanità?

MARIO NERONI Ritengo la frammentazione degli ospedali un danno per tutti noi cittadini. Non ho mai incontrato nessun cittadino al quale è stato chiesto, in caso di ricovero, se l’ospedale sta dieci chilometri più vicino o più lontano, ma si chiedono se l’ospedale ha tutte le specialità per affrontare le situazioni di emergenza. C’è una grossa area di popolazione che resta sempre a 30 chilometri dall’ospedale anche in caso di ospedale unico. Il sindaco di Ascoli Fioravanti ha sempre detto che Ascoli deve essere ospedale di primo livello e di riferimento per la provincia.

Qui avevamo una opportunità che vi prego di riprendere, altrimenti vi infilate in un vicolo cieco: un ospedale nuovo e completo, se era a Spinetoli o Centobuchi cosa cambierebbe? Il Mazzoni e il Madonna del Soccorso restavano come strutture per la medicina territoriale. Altrimenti l’ospedale unico sarà quello di Ascoli. E anche gli ascolani saranno penalizzati: rinunceranno all’ospedale moderno e non avranno la struttura territoriale.

ROSARIA FALCO, COMITATO SALVIAMO IL MADONNA DEL SOCCORSO Il dato meramente politico è il favoritismo al capoluogo di provincia in riferimento alle diverse densità di popolazione, anche per vantaggio economico.

Durante il Covid invece di assegnare una palazzina per le malattie infettive, è stato negato ed è stata negata anche la macchina dei tamponi per recarsi ogni giorno ad Ascoli per le analisi. Superata l’emergenza, al momento però non vediamo alcun segnale: si è investito sempre meno in attrezzature, personale, con chiusura di reparti essenziali.

I numeri della nostra sanità farebbero propendere un manager privato ad investire qui in sanità, invece così non è. Dopo l’insediamento di Esposito ci sono state indicate delle precise azioni da intraprendere ma ancora non si vede nulla. Ad esempio si pensava ad un centro specializzato sugli interventi nella spina dorsale per i bambini, con il benestare della dottoressa Storti, ma ci giunge voce che anche questo sarà spostato al Mazzoni, dove ci saranno nuovi investimenti in nuovi reparti.

LUIGI OLIVIERI, DOTTORE COMITATO IO RESTO QUI E CI ARRIVO FACILE Abbiamo raccolto oltre 4.474 firme in soli tre mesi: i sambenedettesi vogliono difendere l’ospedale. Noi non siamo 46 mila abitanti su 25 chilometri quadrati. Qui ci sono 102 abitanti in 37 chilometri quadrati, se prendiamo anche il vicino Abruzzo abbiamo più di 154 mila persone che vertono su questa città e sul nostro ospedale. Il nostro è un ospedale di Primo Livello per il numero di interventi.

LOREDANA EMILI, ARTICOLO UNO La giunta Acquaroli ha già parlato con gli atti. Inizio con il Masterplan della Regione. Si vede che i soldi non sono stati stanziati. L’assessore Castelli in una intervista ha detto che è stato poco opportuno stanziare i soldi per l’ospedale di San Benedetto quando ancora non è stata individuata l’area.

Se arriverà l’azienda sanitaria unica Ascoli-Fermo, noi saremo il vaso di coccio tra vasi di ferro. Sindaco, lei doveva sentire tutti i sindaci del distretto, l’occasione del Pnrr è unica. La Regione poteva tentare un riequilibrio con questi fondi, smarcandosi dalla gestione precedente. Invece le disparità sono aumentate. Il 50% delle risorse non stanziate riguardano noi.

Lo standard nazionale è di 40 posti letto per 100 mila abitanti, noi qui abbiamo 19 posti letto, a Macerata 52. Su questo insisto. Noi abbiamo una situazione storica: per altre province la situazione viene riequilibrata, qui invece peggioriamo. Assessore Castelli, mantenga fede alle sue promesse elettorali: 13 ospedali di Primo Livello nelle Marche. Lei ha detto che l’ospedale di Primo Livello nel Piceno sarà uno e si compenserà tra Ascoli e San Benedetto. Lei sa che l’ospedale di San Benedetto è più forte del nostro, noi chiediamo che l’opportunità di cura a San Benedetto sia garantita anche per noi.

LUIGI PIUNTI, COMITATO IO RESTO QUI

DIANA PALESTINI, PD

NADIA STORTI, ASUR MARCHE Qualcuno ha chiesto i dati riguardo il personale presente, non abbiamo richieste all’Asur ma non abbiamo problemi a fornirli.

Quindi Storti parla del tema delle nuove strutture sanitarie anche con i vincoli relativi all’antisismica.

La Casa della Comunità è di 1700 metri quadrati superiore agli 800 che qualcuno ha comunicato.

Sul tema delle strutture ospedaliere: la Murg non chiude, perché non può chiudere. Lo studio che faceva riferimento ai posti letto Murg, e San Benedetto ha una necessità di un certo tipo di posti letto. Il distanziamento necessario dopo il Covid ha portato alla riduzione di posti letto. Negli ultimi anni abbiamo assegnato delle borse di studio per formare personale di emergenza specializzato.

Sulla chirurgia pediatrica: il progetto concordato con l’Università di Ancona e Ortopedia di Ancona è quello di evitare che i bambini dei poli più estremi della Regione debbano andare al Salesi. Quindi San Benedetto e Fabriano attiveranno la pratica chirurgica di piccola ortopedia.

La volontà di non prendere medici dipende dal fatto che i concorsi che vengono fatti vanno deserti, in particolare pronto soccorso e pediatria. Serve del tempo.

Problema della risonanza magnetica e Tac: il problema è che non rientrano nel sistema Consip quindi i tempi di acquisizione sono lunghi.

FABIO URBINATI, ITALIA VIVA Non si organizzano così i consigli comunali aperti, mi aspettavo che voi aveste relazionato in apertura. Qui si parla di riforma Asur e nuovi ospedali. La democrazia impone che ci sarebbe stata una illustrazione di ciò che doveva essere fatto, e mi riferisco al Pnrr. Mi fido di quello che ha detto la dottoressa Storti, però qualche mese fa ci venne detta la stessa cosa per la chiusura della Medicina d’Urgenza di notte, e invece è stata chiusa. Funzioniamo come una cooperativa. Questo è il secondo pronto soccorso marchigiano. Il nostro personale all’interno non riesce più ad andare avanti.

La riforma dell’Asur influirà prepotentemente sulla struttura degli ospedali e sulla localizzazione. E dibatto con esponenti della giunta che parlano ancora di ospedale di Primo Livello su due plessi: cosa di cui parlavano anni fa, qual è la differenza?

Gli 80 milioni non sono stati impegnati, attenzione, dico al sindaco e la maggioranza: finché questo territorio non avrà una posizione unitaria la Regione non stanzierà nulla.

BENITO ROSSI, UGL SALUTE La Regione sa quello che sta succedendo, io esorto un maggiore sforzo politico.

MAURO VANNINI, CITTADINO Siamo la prima città delle Marche per densità della popolazione, e la popolazione sulla costa è in crescita. I servizi vanno elargiti dove ci sono i cittadini. Non è pensabile che noi abbiamo un Pronto Soccorso senza ospedale dietro: quindi dal nostro Pronto Soccorso si viene trasferiti ad Ascoli per rifare ancora la trafila del Pronto Soccorso. Si vuole razionalizzare?

MARIA PALMA MIGNINI, CITTADINA I politici vengono eletti da noi per rappresentarci. Suggeriscono di fare la terapia sempre nelle cliniche private, ma io i soldi non ne ho.

MARCO CORNACCHIA, INFERMIERE

PEPPE GIORGINI, M5S Noi sambenedettesi siamo passati dalla padella alla brace. C’è stata sempre una trama contro l’ospedale a San Benedetto. L’algoritmo aveva scelto Centobuchi, poi nel secondo algoritmo Monteprandone era classificata al quinto posto. Quando lo dissi a Ceriscioli in consiglio regionale, lui rispose: “Sa, a San Benedetto avete le cliniche private”. Questo è il problema che ha bloccato Ceriscioli in un pantano e probabilmente sta bloccando voi.

Le cliniche private si sono mangiate l’ospedale di San Benedetto completamente, ed era un fiore all’occhiello. Castelli questa cosa la sa, tutte le promesse che ha fatto promettendo un ospedale che di diritto c’è, come da delibera, non sono fattibili se la giunta è impantanata con le pressioni delle criniche private di San Benedetto.

MAURO LAUDI, PRESIDENTE QUARTIERE SALARIA

Abbiamo diritti e numeri per avere i giusti servizi sanitari al Madonna del Soccorso?

E’ necessario un nuovo ospedale di Primo Livello a San Benedetto?

Queste sono le nostre domande.

DANIELE PRIMAVERA, NOS I tempi di attesa sono inaccettabili. San Benedetto inoltre è consegnata ad un limbo per i prossimi decenni. Un nuovo ospedale richiede 15 anni dalla sua progettazione alla sua realizzazione, e nel frattempo non c’è nulla per l’ospedale esistente. Il terzo elemento di preoccupazione è dovuto alle dichiarazioni lette sulla stampa. Io sono stato da sempre contrario all’ospedale unico, ma cosa c’entra il campanilismo? Mica è una squadra di Marche. Se un territorio richiede diritti sanitari, ha diritto di chiederlo e non c’entra nulla il campanilismo. Mi vergogno quando leggo di compensazione, ovvero fare meno cose qui, farle male, far spostare le persone. Ero contrario all’ospedale unico ma la distribuzione di servizi a 30 chilometri di distanza mi sembra qualcosa che non funziona solitamente.

GUIDO CASTELLI, ASSESSORE REGIONALE AL BILANCIO Abbiamo cancellato il presidio unico e la finanza di progetto, abbiamo finanziato lo studio di prefattibilità, abbiamo inserito l’ospedale di comunità e la casa di comunità.

Prendiamo atto che i diritti della cittadinanza non sono stati soddisfatti.

Abbiamo dato 400 mila euro per lo studio di prefattibilità: diteci dove va fatto perché dobbiamo decidere come e dove va fatto; quindi la fattibilità che costa il 2-3% del totale, e poi l’accordo di programma. Abbiamo ipotizzato quella cifra, quando sapremo dove si farà possiamo finanziarlo.

Stiamo riformando la Legge 13, che istituisce l’Asur, dal quale nascono i dolori per San Benedetto.

Non è che se leggete che Asur 4 e 5 si uniscono, allora questo avviene; Asur 4 e 5 restano autonome.

Cosa deve accadere dentro l’ospedale? Stiamo mettendo mano al Piano Sanitario: dove e come devono svolgersi le specializzazioni. Chi dice che ridà la Pediatria subito ed ora, sta dicendo una bugia. Bisogna anche essere seri. Ci sono due provvedimenti da rimuovere, attraverso il Piano Sanitario.

Perché ritengo che nel Piano Sanitario va rimesso in fila alcuni elementi che giustificano perché bisogna aumentare la risposta sanitaria nell’Area Vasta 5. Primo: siamo i più lontani dall’ospedale Torrette, siamo Sanità di confine. Serve l’Autonomia dell’Area Vasta in modo che la mobilità attiva resti nel budget locale.

Medici e dipendenti dell’Area Vasta 5 guadagnano di meno rispetto agli altri, mille euro di meno per il comparto, molto di più per l’emergenza. Questo non va bene.

Dobbiamo evitare di pensare che il problema di San Benedetto sia Ascoli e viceversa. Noi vogliamo due presidui equiordinati di Primo Livello. Lavorare su due plessi richiede una particolare competenza: i nostri medici devono disporre di una strategia chiara per lavorare su due plessi, che è cosa articolata e complessa.

La quinta vicenda che ha indebolito la sanità è la politicizzazione, la sanità ascolana è stata inquinata dalla politica.

Il covid ha sconvolto ogni paradigma, vent’anni di politica fallimentare in questo paese ha creato tantissimi problemi, non si trovano neppure gli infermieri. Sarà dura e difficile.

FILIPPO SALTAMARTINI, ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’ Il Dm 70 stabilisce che per fare un ospedale di Primo Livello occorrono 150 mila abitanti per fare un ospedale di primo livello. C’è anche l’interpretazione che prevede il presidio su due plessi ospedalieri: la soluzione sarebbe anche di farne uno, ma la decisione è stata sbagliata e bocciata dagli elettori.

Nessuna assemblea dei sindaci ha mai approvato le riforme sanitarie di Ceriscioli.

Il nostro Piano per il Pnrr è stato presentato ai sindacati il giorno dopo e dopo tre giorni pubblicato dal Corriere Adriatico.

Io l’ho fatta la proposta per l’ospedale di San Benedetto, perché avevo notato la carenza su San Benedetto. Non abbiamo voluto smontare il sistema precedente di Ceriscioli: che aveva finanziato 105 milioni per Pesaro, ad esempio; abbiamo aspettato i 55 milioni del Ministero per Macerata, arrivati oggi. Infine abbiamo voluto il finanziamento per lo studio di fattibilità, e ci impegniamo per gli 80 milioni necessari per i 225 posti letto, quelli attuali previsti. Mi piacerebbe che nei nuovi ospedali ci fosse un asilo per i dipendenti.

Tutti i partiti della coalizione si sono impegnati. Certo che la sanità pubblica serve a chi ha di meno, ma noi non veniamo a San Benedetto a promettere.

Il decreto ministeriale 71 riguarda l’assistenza territoriale: nessuna regione ha dato l’ok al governo, perché lo Stato si rifiuta di liquidare 4 miliardi di spese Covid alle regioni.

Chi si inventa l’accorpamento delle Asur dice bugie: le aziende provinciali sono 5, più Torrette e l’Inrca.

Dobbiamo aggiustare i servizi sulla base della domanda: sarà l’atto dell’Asur che fa la fotografia della situazione. I sindaci non dovranno andare ad Ancona ma dovranno parlare con l’Azienda Sanitaria provinciale.

Sul Piano SocioSanitario andremo in approvazione in autunno, e ci rivedremo, perché lì ci dovrete dire cosa servirà. Se faremo un nuovo ospedale a San Benedetto, qualunque cittadino marchigiano potrà venire qui, non diamo risposte localistiche ma universalistiche.

Capisco le difficoltà degli impiegati del settore Sanità.

Da parte nostra sappiamo che San Benedetto meriti i servizi sanitari adeguati.

FRANCESCO ACQUAROLI, PRESIDENTE DELLA REGIONE MARCHE Il consiglio comunale aperto è stato richiesto a Pesaro e a San Benedetto. Quando avremo i progetti pronti vi presenteremo tutti i piani, ma ci faceva piacere ascoltare. Certo se abbiamo trovato delle situazioni compromesse di sistema, non possiamo farcene carico noi.

Voglio ringraziare la città di San Benedetto per il grande contributo dato durante il periodo Covid.

A Giorgio De Vecchis, che ha ascoltato il mio intervento a Pesaro, ma vi posso garantire che il sentimento era simile: lì si subisce la mobilità passiva verso la Romagna, qui invece il problema è la mobilità attiva che non ritorna nel territorio.

Qualcuno ha detto che abbiamo bloccato i tre ospedali unici. Faccio l’esempio di Pesaro, che era avanzato: 250 milioni per la realizzazione dell’ospedale. La copertura non c’era, avremmo prelevato una parte del nuovo ospedale dai fondi dedicati ai servizi della Sanità. Lo abbiamo bloccato su mandato elettorale, cercando di definire un modello policentrico. Lo abbiamo fatto anche per il Piceno.

Su Pesaro stiamo procedendo bene, su San Benedetto vogliamo realizzare l’ospedale nuovo. Ieri sera abbiamo fatto un incontro: recuperare l’ospedale attuale non è vantaggioso dal punto di vista economico.

Caro sindaco, stiamo costruendo questi dati per condividerli. Non possiamo essere contro sulla Sanità, siamo una regione plurale ma dobbiamo collaborare.

Non passeranno 15 anni per la realizzazione del nuovo ospedale, sarebbe un fallimento nostro e della burocrazia tutta. Non vogliamo politicizzare questa scelta. Cercheremo di comprendere le cose da fare nell’ambito di una riorganizzazione complessiva.

Nell’Area Vasta 5, negli ultimi due anni, il personale è aumentato, ma dopo la pandemia non è più sufficiente.

Torneremo: col Piano Socio Sanitario, per la revisione della Legge 13, per il progetto per il Nuovo Ospedale di San Benedetto.

Io mi aspetto che noi lavoriamo per dare forza e dignità al settore. Se lavoriamo insieme faremo un passo avanti anche in tempi brevi.

Dare risposte oggi per far vedere che ho una bacchetta magica che non tenga conto delle premesse che ho fatto, non faccio bene né a San Benedetto né all’Area Vasta 5.

Noi spenderemo su dati certi.

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