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A volte la vita fa giri strani, imprevedibili, come i colpi di biliardo che sembrano impossibili. E il calcio pure. E’ la storia di Lorenzo Insigne, maestro dei tiri carichi d’effetto, di quelle parabole discendenti solo nelle traiettorie, ma che diventano vincenti quando la palla finisce in rete, sotto l’incrocio; qualunque sia la categoria. E anche stavolta, che sia una scelta di cuore o no, lo scugnizzo ha stupito tutti, calciando lì, dove nessuno si aspettava. Poco conta se l’angolo è quello che lo riporta a Pescara: indietro negli anni, a una cavalcata storica con Zeman, al suo ingresso nel grande calcio e alla storica promozione in A, con gli altri moschettieri Ciro Immobile e Marco Verratti; un trionfo che lo incoronò miglior giocatore della B nel 2012. Una B carica d’oro allora, e di un futuro azzurro che con il Napoli gli ha regalato 10 anni di successi e con la Nazionale la vittoria di un Europeo, e poi tanti soldi. Ora quella B, in un Adriatico che lo ha visto grande, dove tornerà con un contratto fino a giugno, ha il sapore amaro delle sconfitte. Di un Pescara ultimo in classifica, da salvare: una mission impossible dove i rischi sono più dei vantaggi, gli imprevisti più delle opportunità. Un Monopoli alla rovescia, ripartendo dal via, nel quale i contanti sembrano contare un po’ meno, e i debiti d’onore si pagano. Se Lorenzo Insigne, che da questa settimana si allenerà di nuovo, a Pescara, per giocare in un campionato che lo ha visto indiscusso protagonista quattordici anni fa (richiamato proprio dal suo amico Verratti, coperto d’oro in Arabia, e da un anno entrato in società, con il presidente Sebastiani) abbia ragionato con il cuore o con la testa, per amore o per calcolo, importa poco. Ora il Pescara, ha un suo capitano, per tentare una rimonta partendo dalla coda. Il tempo c’è, se è vero che i campionati si decidono negli ultimi tre mesi, l’improbabile può accadere di nuovo. Magari con l’aiuto del tifo di una piazza, svuotata nella testa, che non aspetta altro per ritrovare un entusiasmo finito quest’anno sotto i piedi. Nelle varie gradazioni di blu sembrava dovesse tornare nella sua Napoli, poi andare alla Lazio: è finito al Pescara, inguaiato da una campagna acquisti traballante, che adesso con i ritorni anche di Brugman e Bettella sembra aver ripreso improvviso vigore. Un tuffo all’indietro, che riporta Lorenzo in Italia dall’esperienza in Canada, sognando, giacchè ci siamo, in bianco e anche in Azzurro, di ripartire a 34 anni verso la Nazionale, un nastro riavvolto verso un’altra impresa imprevedibile, un film, con un finale a sorpresa: portare l’Italia a un Mondiale, che manca da troppo tempo. Perché se nulla è impossibile, ora il Magnifico, con il suo amico Verratti, che piace tanto a Gattuso, potrebbe, perché no? Ballare anche l’ultima, impensabile, Tarantella.
Diretta Samb