Condividi:

ANCONA – Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Ancona spiega in una nota la propria preoccupazione per l’impennata dei prezzi dei carburanti, tornata a essere una piaga insostenibile.
“Siamo di fronte a una nuova ondata di aumenti indiscriminati -si legge in un comunicato stampa - che richiama, per gravità, i picchi vissuti durante le fasi più acute del conflitto in Ucraina: un’emergenza che il Governo sta affrontando con una preoccupante inadeguatezza, lasciando cittadini e lavoratori soli davanti al rincaro della vita.
In questo scenario di crisi diffusa, vogliamo oggi accendere un faro su un settore che per Ancona non è solo economia, ma anima pulsante: il comparto pesca. La nostra città ha una vocazione millenaria legata al mare grazie al suo golfo naturale, un’identità che nel tempo si è consolidata in una realtà ittica e industriale di rilievo nazionale”.
“Proprio per questo – prosegue il documento - il dibattito sul caro carburante nella pesca non può essere affrontato con superficialità. È un problema politico che colpisce direttamente la nostra storia e il nostro futuro.
È corretto dirlo subito: i pescatori non pagano il gasolio come gli automobilisti. Esiste un regime agevolato per uso professionale e, nei porti italiani, il prezzo si aggira intorno a 1–1,20 euro al litro.
Ma è proprio qui che si annida l’equivoco.
Perché chi lavora in mare non consuma come un automobilista. Consuma centinaia di litri al giorno. E quindi anche pochi centesimi di aumento diventano, nella realtà quotidiana, un costo insostenibile.
Nel comparto ittico il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa, arrivando a incidere fino al 40% dei costi operativi. Questo significa che ogni oscillazione del prezzo del gasolio si scarica immediatamente su:
• sostenibilità delle uscite in mare
• redditività delle imprese
• tenuta occupazionale
• prezzo finale del prodotto
Non è una dinamica teorica. È quello che sta accadendo oggi.
Il credito d’imposta: un aiuto che arriva dopo
Il Governo è intervenuto con un credito d’imposta del 20% sul carburante per i mesi di marzo, aprile e maggio 2026.
Una misura che riconosce il problema, ma che non lo risolve.
Perché bisogna dirlo chiaramente:
non è uno sconto sul carburante.
È un recupero successivo, in compensazione fiscale.
Questo significa che:
• il pescatore paga subito il carburante
• sostiene interamente il costo nel momento in cui lavora
• recupera solo una parte della spesa, e solo dopo
E comunque, anche in quel caso, l’80% resta a carico dell’impresa.
In più, si tratta di una misura temporanea. Tre mesi.
Troppo poco per un settore che vive di programmazione e continuità.
Il nodo vero: liquidità e stabilità
Il problema non è solo quanto si paga il gasolio.
Il problema è quando e come viene sostenuto quel costo.
Un’impresa della pesca non può permettersi di anticipare continuamente risorse per lavorare e attendere mesi per recuperare una quota limitata della spesa. Questo meccanismo genera una tensione finanziaria che, nel tempo, diventa insostenibile.
È qui che si misura la differenza tra un intervento tampone e una politica industriale.
Il prossimo 2 aprile sarà un momento cruciale.
In quella sede si definiranno le risorse da destinare alle Regioni e le modalità di intervento territoriale.
Ed è proprio su questo passaggio che si gioca la credibilità delle istituzioni.
Perché senza risorse adeguate e strumenti efficaci:
• i ristori resteranno insufficienti
• gli interventi saranno frammentati
• le marinerie continueranno a lavorare in condizioni di precarietà
Serve un cambio di passo.
Per una città come Ancona, il caro carburante non è un tema astratto.
Qui la pesca è economia, lavoro, identità.
È piccola pesca, è filiera ittica, è porto.
Ogni aumento del gasolio, anche se lontano dai prezzi stradali, significa:
• meno giornate di lavoro
• minore redditività
• maggiore pressione su imprese già fragili
E questo si riflette su tutto il sistema economico locale.
Noi riteniamo che il credito d’imposta del 20% sia un segnale, ma non una soluzione.
Serve:
• un sostegno più immediato, che riduca davvero il costo operativo
• una dotazione economica adeguata al comparto
• un meccanismo stabile, non legato a emergenze temporanee
Perché la pesca non può vivere di decreti occasionali.
Il rischio è chiaro: continuare a intervenire con misure parziali mentre il settore si regge da solo, giorno dopo giorno.
Il 2 aprile dirà se il Governo intende affrontare seriamente il problema oppure limitarsi all’ennesimo intervento insufficiente.
Perché la differenza tra sostenere davvero la pesca e lasciarla sola non sta negli annunci, ma nelle scelte concrete.
E Ancona, questo, lo vede ogni giorno”.

Tutti gli articoli