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Sei milioni e mezzo di euro per rimuovere l’intero viadotto sul fiume Trigno, tra Abruzzo e Molise, dopo il crollo dello scorso 2 aprile. È questa la stima attuale dei costi dell’intervento, al centro del vertice convocato dalla Procura di Larino per definire tempi, modalità e condizioni di sicurezza delle operazioni.
Alla riunione hanno preso parte magistrati, tecnici di Anas, geologi, ingegneri e vigili del fuoco del Comando provinciale di Campobasso. L’ipotesi principale prevede lo smantellamento controllato dell’intera infrastruttura, procedendo alla rimozione degli impalcati, delle pile e delle fondazioni. Per le parti in cemento armato saranno impiegati mezzi meccanici robotizzati, mentre gru e mezzi di trasporto di elevata potenza saranno utilizzati per movimentare i materiali.
Particolare attenzione sarà riservata all’alveo del fiume, profondo proprio nella zona interessata dal cedimento dei piloni. Per consentire di lavorare in sicurezza, è prevista la deviazione temporanea del corso d’acqua attraverso strutture provvisorie, le cosiddette “ture”, che saranno protette con massi di grandi dimensioni.
Resta sul tavolo anche una seconda possibilità, ovvero il sollevamento delle campate precipitate. Una soluzione tecnicamente complessa e rischiosa, resa ancora più difficile dalla distanza tra le sponde e il punto in cui dovranno essere effettuati gli interventi. Sarebbe inoltre necessario mettere in campo apparecchiature e mezzi particolarmente sofisticati.
Secondo le prime stime, la sola rimozione delle campate crollate avrebbe un costo di circa un milione di euro, mentre per lo smantellamento completo del viadotto la cifra salirebbe a circa 6,5 milioni. Per le operazioni è stato predisposto un cronoprogramma: la cantierizzazione dell’area è prevista entro la metà di novembre, dopo l’acquisizione delle autorizzazioni necessarie e la predisposizione dei mezzi.
Il dragaggio completo della zona interessata dovrebbe essere concluso entro giugno 2027. Nell’agosto successivo è programmata la rimozione delle campate crollate, con un dissequestro temporaneo dell’area per consentire l’esecuzione dei lavori. Il dissequestro diventerà definitivo soltanto dopo la rimozione dei tronconi ancora presenti.
I tempi delle operazioni sono strettamente collegati anche alle esigenze dell’inchiesta della Procura di Larino. Gli interventi dovranno infatti consentire ai magistrati di acquisire e analizzare elementi materiali e tecnici delle fondazioni e delle pile coinvolte nel crollo. L’obiettivo è raccogliere gli elementi necessari per ricostruire le cause del cedimento del ponte.
Diretta Samb