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PESARO. L’11 aprile 2025 un devastante incendio aveva colpito lo scatolificio Sigilla, nella zona industriale della vecchia Pica, a Pesaro. I vigili del fuoco avevano lavorato per oltre 20 ore per domare il rogo. Due mesi dopo, erano stati emessi dal gip del tribunale di Pesaro, quattro misure cautelari comunicate dal procuratore Marco Mescolini, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al comando provinciale dei carabinieri. I quattro erano finiti in carcere, oggi hanno l’obbligo di firma. Si tratta di tre pluripregiudicati di Cerignola tra 43 e 53 anni. E un 42enne serbo residente a Jesi, con precedenti penali. Sono accusati di incendio doloso aggravato dal fatto di averlo appiccato a una realtà industriale e dall’aver cagionato danni patrimoniali di importante gravità per un valore compreso fra 1,6 e 3 milioni di euro, con la compromissione anche della struttura. I carabinieri, avevano acquisito le immagini di videosorveglianza. L’incendio era stato innescato con un liquido infiammabile contenuto in una bottiglia. Per entrare avevano forzato la porta. I quattro erano arrivati alla Sigilla su una utilitaria. Gli inquirenti grazie al targa system hanno scoperto che la vettura era stata noleggiata al nord Italia. Il gps ha consentito di tracciare il veicolo, arrivando ai quattro esecutori. Nelle telecamere tutti i movimenti della banda di quella sera, con soste in autogrill e al distributore di benzina. E la fuga verso l’autostrada dopo l’incendio. Uno dei quattro indagati è pronto a chiedere il rito abbreviato. Nella prossima udienza, il 29 aprile, si deciderà sui rinvii a giudizio. La ditta, tutelata dall’avvocato Michela Marsili, si costituirà parte civile. Il movente non è ancora chiaro. Viene escluso il racket, perché l’azienda non aveva ricevuto minacce. 

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