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Due dipendenti di Poste Italiane, in servizio a Corropoli, sono finite sotto indagine per una lunga serie di reati – truffa, peculato, sostituzione di persona e ricettazione – con l’accusa di aver sottratto una somma vicina al mezzo milione di euro a un correntista, tra il 2017 e il 2024. Il denaro sarebbe stato fatto sparire con operazioni fraudolente, travasando le somme su altri conti.

A coordinare le indagini è il sostituto procuratore Laura Colica, che ha già formalmente iscritto le due donne nel registro degli indagati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia Postale di Teramo, il raggiro sarebbe andato avanti per anni, con manovre sottili e documentazioni false, tali da passare inosservate per molto tempo. La denuncia è partita dallo stesso correntista, un uomo residente nel territorio, che si è accorto delle gravi anomalie sui propri conti postali, inizialmente intestati alla madre. Insospettito, ha chiesto chiarimenti e da lì ha avuto inizio l’approfondita attività investigativa. Gli accertamenti hanno evidenziato trasferimenti non autorizzati, prelievi non giustificati e movimenti sospetti, realizzati sfruttando accessi illeciti ai sistemi interni di Poste Italiane. Le due impiegate, nel frattempo, sono state trasferite in altri uffici.

La mancanza di controllo interno ha permesso che il presunto raggiro si protraesse nel tempo, con l’uomo che ha continuato a ricevere rassicurazioni infondate, mentre i suoi risparmi venivano progressivamente erosi. Le indagate dovranno rispondere davanti all’autorità giudiziaria, mentre la procura di Teramo ha aperto un fascicolo per fare piena luce su tutte le operazioni effettuate e verificare eventuali responsabilità anche a livello amministrativo. L’inchiesta resta aperta e non si escludono ulteriori sviluppi o coinvolgimenti. Il caso solleva nuove preoccupazioni sulla tutela dei risparmiatori e sui controlli interni delle grandi strutture finanziarie. 

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